Freud e la crisi della paternità

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«La psicanalisi è una confessione senza assoluzione» Gilbert Keith Chesterton

«La psicanalisi è una pseudo-scienza inventata da un ebreo per convincere i protestanti a comportarsi come i cattolici» Ennio Flaiano

Ci piace iniziare con la citazione delle provocazioni intelligenti di questi due grandi Autori dalle sensibilità differenti, se non opposte.

Chesterton e Flaiano, per vie diverse, arrivano alla conclusione che la psicanalisi di matrice freudiana è stata (e rischia di essere tuttora, seppur con alcuni correttivi apportati da una riflessione più matura), in una classica eterogenesi dei fini, uno degli strumenti più efficaci per alienare l’uomo dal rapporto più sano e genuino con se stesso, presentandogli come “atto adulto” – per così dire, l’unico veramente ragionevole ed emancipato – la necessità di rompere definitivamente con Dio, e occultandogli la sua natura spirituale e divina. Se il positivismo ha indotto alcuni antropologi a spiegare l’uomo a livello biologico alla stregua di qualsiasi animale, con Freud l’intento venne supportato da un argomentare che (qui, e non solo qui) scade nello pseudo-scientifico, interpretando il pensiero e la volontà della persona in chiave puramente materialista, separando e svuotando la stessa dalla sua naturale predisposizione alla spiritualità e alla trascendenza. E tutto ciò con un’indiscutibile caduta nel più retrivo dogmatismo, che – guarda caso – all’inizio era quanto di più esecrabile ci fosse: Freud rappresentò per la psicanalisi ciò che Darwin fu per il positivismo. Ovvero, un maestro inconfutabile.

Per una bella fetta del mondo “acculturato” moderno non sembra che importi nulla se le teorie psicanalitiche di Freud abbiano mostrato molte, moltissime pecche dal punto di vista clinico e/o scientifico. Egli rimane colui che ha permesso alla vulgata materialista di liberare l’animo umano dall’ingombrante presenza di Dio (del Dio giudeo-cristiano, soprattutto) e dall’obbedienza alla Legge Naturale. Ciò basta per renderlo intoccabile e inconfutabile, quale paladino senza macchia di una nuova verità sull’uomo, finalmente razionale, non ingenua e non più oscurantista.

Tuttavia… sorpresa! Freud non fu un razionalista. Potremmo dire, in una sintesi che l’incontro del 20 febbraio vorrebbe chiarire meglio, che egli fu profondamente gnostico! Il continuo richiamo all’Eros come elemento centrale del suo concetto sessuale, la sua passione perl’occultismo ed una visione dogmatica del proprio pensiero “scientifico” (rimproveratagli già da Jung, insieme a molti altri limiti: si veda l’abbondante carteggio intercorso tra i due tra il 1906 e il 1913, quando essi praticamente interruppero ogni rapporto) ne fanno uno di quei cattivi maestri che hanno tutte le potenzialità per scardinare il Cristianesimo dal cuore della società occidentale. E davvero non si è trattato, purtroppo, di una mission impossible…

Possiamo affermare che, se il positivismo ha influenzato tutto il mondo scientifico contemporaneo, la psicanalisi freudiana ha obbligato l’uomo a rileggere (con sospetto) tutta la storia della creatività umana e anche il suo pensiero. Dopo Freud, nessun autore letterario, musicale o figurativo, ha potuto scampare ad una psicanalisi per lo meno postuma.

Ogni azione intellettuale cominciò ad essere spiegata attraverso teorie psicanalitiche, l’arte divenne oggetto di una critica fortemente biografica, che analizzerà non tanto l’opera d’arte in sé ma l’inconscio dell’artista, le sue tendenze sessuali, le sue esperienze e i suoi traumi infantili… finendo per stravolgere i parametri di valutazione di ogni opera dell’uomo, di ogni verso poetico, di ogni composizione letteraria.

L’affermazione di quest’uomo alienato da Dio, ritenuto privo di libero arbitrio, risultante di forze inconsce, permise e legittimò ideologicamente la rivolta contro ogni principio oggettivo (avversione alla paternità, alla legge e ad ogni principio gerarchico), portando una grande quantità d’acqua al mulino moderno dell’affermazione di quel soggettivismo che è base necessaria e humus fertile per l’attualissima “dittatura del relativismo”.

Casa Santa Francesca Romana, via dei Vascellari 61 (Trastevere)
SABATO 20 FEBBRAIO 2010
Sul tema
FREUD E LA CRISI DELLA PATERNITA’

Programma
10:00 Ora media nella cappella della Casa

10:30 Prima relazione
L’UOMO SECONDO FREUD
(don Ennio Innocenti)

13:00 Pranzo

15:00 Seconda relazione
LE RADICI STORICO-CULTURALI DELLA CRISI DELLA PATERNITÀ NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA
(Adolfo Morganti)

17:00 Conclusioni a cura dell’assistente ecclesiastico, mons. Giuseppe Tonello

 

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